La porta che si chiude

Antonia Pozzi

 



Tu lo vedi, sorella: io sono stanca,
stanca, logora, scossa,
come il pilastro d'un cancello angusto
al limitare d'un immenso cortile;
come un vecchio pilastro
che per tutta la vita
sia stato diga all'irruente fuga
d'una folla rinchiusa.
Oh, le parole prigioniere
che battono battono
furiosamente
alla porta dell'anima
e la porta dell'anima
che palmo a palmo
spietatamente
si chiude!
Ed ogni giorno il varco si stringe
ed ogni giorno l'assalto Ŕ pi¨ duro.
E l'ultimo giorno
- io lo so -
l'ultimo giorno
quando un'unica lama di luce
pioverÓ dall'estremo spiraglio
dentro la tenebra,
allora sarÓ l'onda mostruosa,
l'urlo tremendo,
l'urlo mortale delle parole non nate
verso l'ultimo sogno di sole.
E poi,
dietro la porta per sempre chiusa,
sarÓ la notte intera,
la frescura, il silenzio.
E poi,
con le labbra serrate, con gli occhi aperti
sull'arcano cielo dell'ombra,
sarÓ
- tu lo sai -
la pace.



Antonia Pozzi Ŕ nata a Milano nel 1912, ed Ŕ morta giovanissima, nel 1938. Nel 1939 Ŕ stata pubblicata postuma la sua raccolta poetica Parole, da cui Ŕ tratta la poesia presentata (ed. Garzanti 1974).


         Precedente    Successivo        Copertina