IL MIO AMATO

Forugh Farrokhzad


Il mio amato
con quel corpo nudo sfrontato
stava come la morte
sulle sue gambe possenti.

Impazienti linee curve
seguivano
i suoi lombi ribelli
nei loro disegni fermi.

Il mio amato
sembra perso da generazioni
come un tartaro
nel costante agguato di un cavaliere
nell'abisso dei suoi occhi.
O un berbero
trafitto dal sangue caldo di una preghiera
nel fresco bagliore dei suoi denti.

Il mio amato
come la natura
ha un franco ineluttabile concetto
approva
l'onesta legge del potere
con il mio fallimento.

E' selvaggiamente libero
come un sano istinto
nelle profondità di un'isola deserta.
Toglie
dalle scarpe la polvere delle strade
con i brandelli della tenda di Majnun.

Il mio amato
sembra sia stato straniero
dall'inizio della sua esistenza
come un dio in un tempio nepalese.
E' un uomo dei secoli passati
una reminiscenza della bellezza originaria.

Nel suo spazio
come nel profumo dell'infanzia
costantemente risveglia
memorie innocenti.
E' come un'allegra canzone popolare
piena di barbarie e nudità.

Ama sinceramente
le particelle della vita
le particelle della polvere
il dolore dell'Uomo
il dolore puro.
Ama sinceramente
un vicolo fiorito del villaggio
un albero
un gelato
una corda da bucato.

Il mio amato
è un uomo semplice.

Un uomo semplice che io
ho nascosto
nella spaventosa regione delle meraviglie
in mezzo alla macchia dei miei seni
come l'ultimo segno di una religione felice.


(Tradotta dall'inglese da Mia Lecomte)




Forugh Farrokhzad, è nata a Teheran (Iran) nel 1934, e morta in un incidente automobilistico nel 1967. Attrice, regista, considerata la più grande poetessa iraniana contemporanea, ha esordito con la raccolta Il prigioniero (1955), cui sono seguite Il muro (1957), Ribellione (1958) e Un'altra nascita (1964), la più famosa, e Crediamo all'inizio della stagione fredda, pubblicata postuma.



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