DILLO A CAMILLA
( – un brano del romanzo – )

Silvia Persicone

Sono quasi le quattro, accidenti! Ieri sera con Claudia non avrei dovuto fare così tardi in giro per pub. Saranno state le cinque quando ho messo piede in casa ed ho trovato mia madre, casualmente girovaga, in corridoio! Meno male che, lavorando il pomeriggio, ho potuto dormire. Anche se svegliarmi a quest’ora, nuoce gravemente al mio bio-equilibrio! Tra meno di mezz’ora devo uscire di casa. Ricapitoliamo:
Pranzo: caffèllatte, pane e Nutella; un inizio alla grande.
Zaino: panini, lattine e schifezze varie, sono già stipati nel mitico Invicta; superstite orgoglioso degli anni della scuola! I viveri sono più che abbondanti: accortezza indispensabile, conoscendo l’appetito di Andrea.
Doccia: mi sono concessa addirittura un vero bagno, con tanto di sali aromatici. Per Vasco questo ed altro.
Look: trecce alla Pochaontas, jeans a vita bassissima, magliettina super-aderente che lascia intravedere l’ombelico più sexy del mondo, scarpe da ginnastica con cinque centimetri di zeppa e felpa ginnica. Potrei essere scambiata per una sedicenne, perfetto. Effettivamente mi sento proprio come se fossi tornata adolescente. È dai tempi del liceo che non vedo Vasco dal vivo. Il suo ultimo concerto che ho visto, è stato nel lontano 1993, ma non fu neppure paragonabile a quello del 1991.
Quella volta, ci siamo andati tutti insieme: Alice, Martina, Lorenzo, Andrea, Cristiano, Rosy ed io. Eravamo ancora studenti ed il concerto rappresentava un vero avvenimento. Ci siamo preparati per mesi, ascoltavamo unicamente le canzoni del Blasco, avremmo dovuto conoscerle a memoria tutte per la mitica data di Firenze. La mattina del concerto, abbiamo fatto una forca generale a scuola ed alle nove eravamo già davanti ai cancelli dello stadio del Baseball, non potevamo mica correre il rischio di non raggiungere il prato… La sola ritardataria fu, come si può immaginare, Alice. Ma, a quei tempi, stava ancora con Cristiano e così ci pensava lui a preservare un po’ di posto per la sua metà.
È strano, di quei giorni ho dei ricordi estremamente vivi, perfino negli odori, nelle emozioni, ma sembrano appartenere ad un’altra vita, ad un’altra Camilla. A vedermi oggi, le trecce e la maglietta potrebbero trarre in inganno, eppure sono davvero molto diversa da quella ragazzina invasata, che piangeva sulle note di Ogni volta. Non tornerei indietro, troppa strada da dover rifare di corsa, ma non so se mi preferisco adesso o se mi piacevo più prima.
Avevo proprio un’altra vita, le sole preoccupazioni erano i compiti in classe e quel ragazzo timidissimo che abitava nel palazzo accanto al mio e che si ostinava a non considerarmi. Però come era bello trovarsi tutte le sere vicino quel muretto che ormai hanno abbattuto. Scherzare su tutto parlando di niente, convinti di avere il mondo e tutti i suoi segreti, in mano. E forse era davvero così!...
…Sto per farmi in vena tre ore di musica e neppure il mio cervello potrà obbligarmi a pensare ad altro. Popper non si fa pregare, sa quanto sia determinate il suo contributo e così, alle sette meno dieci sono di fronte al bar, dove ho fissato con Andrea.
Orde di ragazzini corrono verso i cancelli e vedere tutto questo movimento di persone, mi fa salire l’ansia. Ma dove cazzo è finito Andrea? Se non si sbriga ad arrivare non troveremo posto, neppure sull’ultimo gradino. Gli altoparlanti mandano le vecchie canzoni di Vasco ed è già una festa trovarsi qui! Visto che non posso fare altro che aspettare, canto a squarciagola, sperando che Andrea si possa materializzare il più velocemente possibile.
«E’ andata a casa con il negro, la troia! Mi son distratto un attimo! Colpa di Alfredo…»
«Oh, svalvolata! Invece di perdere adesso, quel po’ di voce e di dignità, che ti ritrovi, comincia a correre che i cancelli sono aperti da più di un’ora. O vuoi sentire il concerto da qui?»…
...Verso le otto gli altoparlanti smettono di diffondere suoni registrati e l’adrenalina va alle stelle. Per caricare l’atmosfera (come se ce ne fosse bisogno) e vivere un attimo di gloria, entra il solito gruppettino esordiente che nessuno considera, ma che ci fa capire che ormai Vasco è nei paraggi.
Come inizierà? Questa è la domanda che milioni di persone si stanno facendo…
...Ma appena si spengono tutte le luci i nostri ragionamenti si mischiano al fumo che già sta riempiendo l’aria ed i nostri respiri si fanno pura attesa. Parte la prima nota e Lui è già al centro del palco! Solo urla e voglia di vivere.

 


(Brano tratto dal romanzo Dillo a Camilla, Alpha Libri, Edizioni della Meridiana, Firenze, 2004)


Silvia Persicone


        
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