Sui concetti di "attentato" e di "rivolta" (1)


Helmut Höge



"Per prima cosa non si dovrebbe giocare con la rivolta, se non si è pronti a subire le conseguenze del gioco", scriveva Karl Marx, "e secondo, se proprio si ha imboccato quel cammino, occorre agire con la massima decisione assumendo l'offensiva".
L'attentato e la rivolta assumono a tutt'oggi un ruolo fondamentale nelle lotte di liberazione. Nella Seconda Guerra Mondiale i combattimenti si concentravano principalmente nelle capitali, conquistate in maniera piú o meno fulminante dai Tedeschi. La liberazione delle città europee si prolungò in qualche caso perfino dopo la fine della guerra. In ogni città la rivolta e l'attentato acquistarono valenze e significati particolari. Dopo il 1945 le cose continuarono fuori dall'Europa: per esempio con le "battaglie" di Yogyakarta e Algeri, tramite le quali l'Olanda e la Francia intendevano riconquistare le loro colonie.
In Grecia la rivolta dei partigiani di matrice prettamente comunista durò sei settimane, con l'intento di arginare ogni tentativo di disarmo delle proprie associazioni (EAM/ELAS), a cui si accompagnava la protesta per l'arruolamento dei partigiani nazionalisti e collaborazionisti (EDES) nel nuovo esercito. La rivolta cominciò con una manifestazione di protesta contro il disarmo delle sinistre il 3 Dicembre 1944. Quel giorno segnò l'inizio della guerra civile. La polizia aprí il fuoco sui manifestanti. Solo in piazza Syntagma restarono 20 morti e decine di feriti. Per Natale le forze dell'ELAS pianificarono un attentato: l'hotel "Grand Bretagne", dove risiedeva il governo Papandreu di ritorno dall'esilio con tanto di staff inglese, avrebbe dovuto saltare in aria, ma all'ultimo minuto l'impresa venne sventata. A fine Marzo del 1946 cominciò la seconda fase della rivolta, ma anch'essa fallí. Il 12 Marzo 1947 il Presidente americano Truman dichiarò uffiicialmente che la lotta contro il comunismo sul suolo greco sarebbe stata da quel momento in poi affare diretto degli USA. Solo nel 1982 si arrivò a un riconoscimento ufficiale dell'ELAS quale organizzazione della resistenza nazionale. A tutt'oggi le conseguenze della guerra civile restano tuttavia oggetto di accese polemiche. Attualmente anche in Polonia si discute animatamente intorno alla rivolta di Varsavia, che ebbe luogo un anno dopo quella del Ghetto, cosí come da qualche tempo in Italia si verifica una rivalutazione della Resistenza. Al giudizio sui partigiani comunisti, che capeggiarono quasi ovunque le rivolte, si affianca contemporaneamente la valutazione del ruolo delle forze alleate paramilitari che sostennero i movimenti di resistenza contro i Tedeschi - in special modo i servizi segreti. Gli alleati autoctoni dei Tedeschi cambiarono spesso fronte, e non sempre volontariamente: durante l'"insurrezione slovacca", per esempio, la Divisione Veloce che combatteva a fianco dei Tedeschi, nel frattempo passata in buona parte all'Armata Rossa o ai partigiani sovietici - tra l'altro nelle catacombe di Odessa -, durante la ritirata venne disarmata dai Tedeschi e internata. Ladislav Tatsky ha raccontato il destino di quei soldati nel romanzo "La divisione perduta". Il futuro Ministro degli Esteri della Repubblica Cecoslovacca Bohus Chnoupek cita dal diario di un soldato dell'Armata Rossa di stanza in Slovacchia, allorché l'aviazione rumena appoggiò la sollevazione slovacca (con aerei tedeschi) il 14 Gennaio 1945: "Guarda un po': Hitler ha aizzatto mezza Europa in guerra contro l'Ivan, e ora chiunque può è qui a combattere i Tedeschi".
In Italia oggi si parla apertamente di "tradimento". A Roma due divisioni tedesche si trovarono di fronte a sei italiane, le quali non mossero un dito, malgrado la superiorità numerica, per disarmare gli antichi alleati, dopo che il loro governo aveva firmato un armistizio con gli anglo-americani. Per contro i soldati italiani si disarmarono in massa da soli. Nel mentre, i partigiani compivano una serie di attentati - tra cui "azioni estemporanee", che prevedevano l'omicidio di Tedeschi, soprattutto in uniforme, quando si presentava un'occasione favorevole (per esempio, durante una libera uscita in città). Sulla "barbara occupazione tedesca della capitale" Rossellini girò il film "Roma città aperta", che lanciò il Neorealismo. Nelle città industriali di Milano e Torino le lotte partigiane culminarono il 25 Aprile 1945 in sollevazioni armate. Il 9 Marzo 1944 scriveva il New York Times: "In nessun paese dell'Europa occupata si è visto finora un movimento di massa che può essere paragonato alla rivolta dei lavoratori italiani. Essa rappresenta il culmine di una campagna di sabotaggi, scioperi e operazioni di guerriglia". A Napoli, dove erano sbarcati gli alleati, l'immoralità si sviluppò invece al punto di diventare movimento di popolo, se si vuol credere a Curzio Malaparte, il "teorico fascista" entrato a Roma con gli Americani.
La diversità di fondo delle due rivolte di Varsavia viene analizzata dall'autore bulgaro residente a Parigi Tsvetan Todorov, per distinguere alcuni concetti morali quali l'onore e la dignità: "Di fronte all'estremo" è il titolo del suo libro. Le differenze sono evidenziate già dai due "eroi" delle rivolte. Al comandante dei partigiani del Ghetto Marek Edelman è stato dedicato da Hannah Kroll un monumento letterario. Sulle guide della rivolta polacca Okulicki, Pelzynski e Bor-Komorowski esistono molte pubblicazioni. Di solito si fa la differenza tra eroismo ebreo e polacco, ma Todorov afferma: "in rapporto a Okulicki si dovrebbe parlare effettivamente di virtú eroiche, mentre negli episodi attestati a Edelman solo di virtú del quotidiano". Il primo si batté per l'onore polacco, il secondo per la dignità umana: "Nell'uno la morte diventa valore e obiettivo, perché incarna meglio della vita l'assoluto. Nell'altro è invece strumento e non fine, ultimo rifugio dell'individuo che vuole conservare la propria dignità".
La lotta armata nel Ghetto ebbe inizio "allorché il primo revolver arrivò ai capi del blocco antifascista", scrive Reuben Ainsztein, lo storico della resistenza ebrea contro i Tedeschi nell'Europa Orientale. Con quella pistola Israel Kanal compí un attentato contro Josef Szerynski, il comandante del servizio d'ordine ebreo del Ghetto. Il ferito in seguito a quel fatto si tolse la vita. La sollevazione cominciò a metà Gennaio del 1943 "con il lancio di una bomba a mano sui nazisti da parte di Emilia Landau, che uccise diversi Tedeschi". Il 18 Aprile il comandante di brigata delle SS Jürgen Stroop fece rivoltare il Ghetto dalla polizia polacca. Il 23 Aprile il combattente Anielewicz scriveva al suo compagno Zuckerman: "Non avremmo mai sperato, neppure nei nostri sogni piú arditi, di costringere per due volte i Tedeschi ad abbandonare il Ghetto".
Anche alla "Rivolta di Varsavia", che ebbe inizio nell'Agosto del 1945 e durò 63 giorni, parteciparono unità di combattimento ebree. Solo pochi riuscirono a salvarsi attraverso le fogne. Alla fine il comandante in capo delle SS ottenne davanti al Bach-Zelevski la capitolazione dell'Esercito Patrio (AK) dalle mani di Bor-Komorovski, il che fece gridare al tradimento i comunisti polacchi.
Durante la "Rivolta del Ghetto" contro i Tedeschi la popolazione polacca di Varsavia, ad eccezione di qualche gruppo della resistenza comunista, era rimasta pressoché indifferente. Durante la successiva rivolta polacca, anche l'Armata Rossa dall'altra parte della Vistola restò a sua volta praticamente a guardare. Todorov fa tuttavia notare che quella sollevazione patriottica era rivolta piú verso i Sovietici in arrivo che contro i Tedeschi ormai in ritirata. È assodato inoltre che l'AK del governo polacco in esilio a Londra, durante i combattimenti contro i Tedeschi, uccise anche, quasi a tempo perso, numerosi fuggiaschi ebrei. E sebbene l'Armata Rossa avesse liberato Varsavia già nel Gennaio del 1945, ancora nel 1946 si verificarono pogrom antisemiti - per esempio a Kielce. In Polonia si affermava spesso e volentieri che dietro ad essi ci fosse stato il KGB.
Ultimamente si discute miolto in Polonia sull'ondata di pogrom nel Giugno del 1941. Da poco intorno alla questione ha preso posizione sul New York Times anche il patriota polacco e intellettuale ebreo Adam Michnik. Anche se a tirare le fila dei massacri polacchi erano i Tedeschi, Michnik ammette di essersi interessato alla verità su quei crimini molto meno rispetto all'assassinio dei patrioti polacchi a Katyn da parte del KGB.
Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung il patriota polacco Bogdan Musial aveva già spiegato i pogrom del 1941 tra l'altro come conseguenza della "collaborazione" di una parte degli Ebrei con i Sovietici.
Finora dopo la vittoria delle truppe di liberazione nei paesi occupati è stato fatto il processo soprattutto ai "collaborazionisti" dei Tedeschi, per quanto poi in Europa Occidentale, in conseguenza della guerra fredda, vennero presto firmate generose amnistie. Perfino nella Polonia comunista i combattenti antisovietici riuscirono a strappare, almeno per i loro familiari, pensioni partigiane. Che ora perfino gli ebrei simpatizzanti dell'URSS, ovvero coloro che pagarono il prezzo piú alto dell'antisemitismo e del fascismo, vengano accusati apertamente di collaborazionismo, mostra che ci avviciniamo al punto piú basso dell'interpretazione dell'attentato, della rivolta e della liberazione, o forse alla sua completa revisione. Il poeta ebreo-polacco Alexander Wat, condotto a Mosca prima e poi evacuato fino ad Alma-Ata, affermò nel 1965 nelle sue memorie: "Ancora non c'era stata Stalingrado, ma il popolo era sicuro della vittoria finale. Questo valeva per i Russi e per gli Ebrei. Tutte le altre minoranze invece, tutte ad esclusione degli Ebrei, aspettavano trepidanti l'arrivo dei Tedeschi. Era cosí ovunque, fino al Kazachstan. Gli Ebrei erano l'unica eccezione. Perciò si trattò anche di una guerra ebraica, non solo russa".
Anche la liberazione di Praga da parte dell'Armata Rossa fu preceduta da due rivolte. All'uccisione del Reichsprotektor di Boemia e Moravia Reinhard Tristan Heydrich il 27 Maggio 1942, i Tedeschi reagirono con un'inaudita serie di arresti e deportazioni, che culminò nella distruzione del villaggio di Lidice. Gli anni del terrore dal 1941 al 1943, durante i quali i Tedeschi prospettarono ai Cechi una "soluzione finale", vengono ricordati come l'"Heydrichiade", che costò la vita soprattutto a simpatizzanti comunisti e della resistenza. L'attentato venne però compiuto da un gruppo di giovani patrioti cechi, addestrato e poi paracadutato sul suolo ceco dal servizio segreto inglese. La storiografia comunista insinuò dietro all'azione moventi infimi, dettati dalla vanità e dal disprezzo per il popolo, perché l'attentato avrebbe indebolito il movimento di rivolta invece di rafforzarlo! Dopo la liberazione comunista buona parte dei paracadutisti sopravvissuti all'Heydrichiade rifugiò all'estero, alcuni vennero arrestati e uno perfino impiccato con l'accusa di aver collaborato con i Tedeschi. Ai loro aiutanti nel paese, in maggioranza patrioti cechi anti-comunisti, è dedicata l'analisi dell'"Attentato a Heydrich" di Miroslav Ivanov. Anch'essi ci rimisero in gran parte la pelle, ma per mano dei Tedeschi.
Quando da Dresda l'Armata Rossa si mosse a marce forzate alla volta di Praga, e fu chiaro che l'avanzata americana si sarebbe arrestata come concordato alle porte di Plzen, il 5 Maggio del 1945 scoppiò la rivolta dal basso. I soldati tedeschi, che avrebbero preferito di gran lunga essere "liberati" dagli Americani che non dai Sovietici, oscillavano tra la repressione violenta e la resa. Il 9 Maggio venne concessa agli ultimi occupanti nel palazzo di Petschek, la sede praghese della Gestapo, una via di fuga ad ovest, verso gli Americani. Tuttavia tendenze collaborazioniste di questo tipo (per esempio da parte di ufficiali) "non potevano piú mettere in pericolo i risultati della rivolta", scrive lo storico comunista Karel Bartosek, perché i primi reparti dell'avanguardia sovietica erano ormai entrati a Praga. La liberazione della città fu l'ultima operazione militare dell'Armata Rossa nella Seconda Guerra Mondiale. E tutto considerato, continua Bartosek, "gli eroi popolari praghesi hanno offerto il loro contributo al movimento antifascista internazionale come quelli di Milano, Varsavia o Parigi".
Nel 1977 un ultimo collaboratore di Heydrich cadde vittima di un attentato nella Germania Occidentale, quando il Presidente della Confindustria tedesca H. M. Schleyer venne sequestrato e ucciso dalla R.A.F. (Rote Armee Fraktion). La Cecoslovacchia e soprattutto Israele mostrarono pubblicamente la loro soddisfazione per l'omicidio dell'ex-ufficiale delle SS. Ma lo stato tedesco reagí come suo solito in modo estremamente rigorso (contro tutta la sinistra), tanto che quella Heydrichiade interna passò alla storia sotto il nome di "autunno tedesco". Il successivo annientamento dei terroristi ad opera della BKA viene considerato dall'autorità centrale di polizia il suo maggiore risultato storico: "una lotta quasi ventennale è stata vinta", scrisse un giornale berlinese. La BKA venne messa in piedi nel 1951 tra gli altri da un ex-cacciatore di partigiani in Bielorussia e Nord-Italia, l'Hauptsturmführer delle SS Theo Saevecke, condannato all'ergastolo a Torino nel 1999 per il massacro di 15 ostaggi, fucilati il 10 Agosto 1944 a Piazzale Loreto, a Milano. Poco piú tardi tuttavia i combattimenti nell'Italia Settentrionale aumentarono a tal punto che Giovanni Pesce, "Medaglia d'oro al valor partigiano", scrisse nel suo "Senza tregua": "L'esperienza mostrava che se si rispondeva direttamente alle intimidazioni dei kommando tedeschi con azioni ininterrotte, i Tedeschi non avevano piú il coraggio di fare ostaggi e arrestare indistintamente la popolazione." Per incoraggiare la lotta popolare venne indetta tra l'altro anche una "settimana del partigiano", prima e durante la quale avvenivano perfino scambi di ostaggi.

(2000)



(Traduzione di Antonello Piana)




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