UNA PIETRA

Marta Carlos Joćo Armando Julio Yousef Rita Stevka



Carlos Drummond de Andrade

No meio do Caminho

No meio do caminho tinha uma pedra
tinha uma pedra no meio do caminho
tinha uma pedra
no meio do caminho tinha uma pedra.

Nunca me esquecerei desse acontecimento
na vida de minhas retinas tão cansadas
nunca me esquecerei que no meio do caminho
tinha uma pedra
tinha uma pedra no meio do caminho
no meio do caminho tinha uma pedra.

Nel mezzo del cammino

Nel mezzo del cammino c'era una pietra
c'era una pietra nel mezzo del cammino
c'era una pietra
nel mezzo del cammino c'era una pietra

Mai dimenticherò questo avvenimento
nella vita delle mie retine stanche
mai dimenticherò che nel mezzo del cammino
c'era una pietra
c'era una pietra nel mezzo del cammino
nel mezzo del cammino c'era una pietra.


João Maimona

Poema para Carlos Drummond de Andrade

É útil redizer as coisas
As coisas que tu não viste
No caminho das coisas
No meio do teu caminho.

Fechaste os teus dois olhos
Ao buquet das palavras
Que estava a arder na ponta do caminho
O caminho que esplende os teus dois olhos.

Anuviaste a linguagem de teus olhos
Diante da gramática da esperança
Escrita com as manchas de teus pés descalços
Ao percorrer o caminho das coisas.

Fechaste os teus dois olhos
Aos ombros do caminho
E apenas viste uma pedra
No meio do caminho.

No caminho doloroso das coisas.


Poema per Carlos Drummond de Andrade

È utile ridire le cose
Le cose che non vedesti
Nel cammino delle cose
Nel mezzo del tuo cammino

Chiudesti gli occhi
Al bouquet delle parole
Che bruciava in mezzo al cammino
Il cammino che fa splendere i tuoi due occhi.

Offuscasti il linguaggio dei tuoi occhi
Dinanzi alla grammatica della speranza
Scritta sulle orme dei tuoi piedi scalzi
Percorrendo il cammino delle cose

Chiudesti i tuoi due occhi
Alle spalle del cammino
E vedesti soltanto una pietra
nel mezzo del cammino

Nel cammino doloroso delle cose.



armando gnisci

A Carlos e a João
[per via di Marta]

Abbiamo dato i nomi alle cose
per poterle Pensare:
avvicinare-allontanare e Dominare;
e Abbiamo pensato le cose
per poterle Nominare:
riconoscere-ordinare e Dominare,
quando eravamo greci.

Quando eravamo greci
una pietra in mezzo al cammino
(che ti strozza la vita e il futuro)
la chiamammo Problema
(
pro-bállein è = gettare innanzi).
Così demmo nome al Vostro avvenire,
da quando eravamo greci.

Potremmo svegliarci insieme
ora che siamo in mezzo al cammino
delle nostre vite, insieme.


Roma 8 maggio 2001


Punteggiare

Marta Gomes un giorno di maggio mi mandò due poesie lusíadi, la brasiliana di Carlos, apparsa nel 1928 nella Revista de Antropofagia, uscita poi nel 1930 nella raccolta Alguma poesia, e la continuazione-dedica di João Maimona, un poeta angolano nato nel 1955; insieme alle traduzioni in italiano fatte da lei. Ci scambiamo spesso dei doni, sorrisi e saudades per via elettronica, Marta ed io, non potendo incontrarci se non molto di rado e anche se passo ogni giorno davanti a casa sua
Pensai di continuare la catena dei trasferimenti e delle traduzioni e il colloquio sul cammino e la pietra, intervenendo da europeo meridionale e mediterraneo col mio problema (io come europeo mi sento mediterraneo). Così scrissi dopo gli amici poeti d'America e d'Africa, perché avevo una responsabilità da segnalare e un invito italo-dantesco - nel mezzo del cammino della nostra vita - al quale quei poeti si erano esposti, da così lontani, e al quale mi esponevano. La responsabilità: di essere stato io - quando ero greco - a diventare il loro problema (di precolombiani e di africani): una pietra a interrompere e a sviare il loro cammino.
Scrissi il mio pezzo-tre in due fasi (lo so ora, e cioè dopo, comunque, che si trattava di due fasi): la prima, quella dei versi a seguire nel loro incatenarsi e la seconda: stesi un velo di punti e virgole e dei loro derivati (anche le parentesi). Perché? Non lo so.
So solo, quando cerco di rispondere a me stesso su questa premura, che credo di aver ingessato il poemino, e lasciato così: per tenerlo [tenuto perdìo] in una rete. Non riesco a superarlo e a lasciarmelo dietro tranquillo, senza sapere che sta lì, nella sua sottana di punti, virgole e parentesi (sottana o Vergine di Norimberga?).
Chi vuole, ora (ora tu, dico), può togliere i punti e disarmare le virgole, se vuole. Anzi, credo di desiderare che qualcuno lo faccia, visto che io non posso. Ma lo faccia per sé. Io sono ora mai fuori del gioco [sembra]. Del resto, nella prima fase - ricordi? - non c'era la punteggiatura nemmeno nel mio canto (angolo), nel mio verso (non dalla parte del dritto del foglio, quello sul quale io scrivo e tu leggi, ma al rovescio, dove né tu né io leggiamo, anche se stiamo insieme [non preoccuparti] e ci restiamo [sorridi, per favore] proprio come Carlos, João, Armando, tu che proprio ora stai venendo.
Julio Monteiro Martins riportò-riversò in portoghese il mio testo, vi aggregò il suo (del 13 di maggio) e propose a quel punto il nuovo titolo alla composizione multipla (io l'avevo intitolata fino ad a quell'ora "Trio"):
"Allora, innanzi tutto, la traduzione della tua poesia in Portoghese. È fatta. Ma siccome per più di una volta sono comparse delle espressioni italiane che, per essere tradotte, richiedono due o tre parole in più nella mia lingua d'origine, ho dovuto dividere in due certi versi. Ma credo di essere riuscito a salvare la natura estetica all'insieme. Vediamo:



A Carlos e a João

Demos nomes às coisas
para poder Pensá-las,
aproximar-se / afastar-se delas
e Dominá-las,
quando éramos gregos.

Quando éramos gregos
uma pedra no meio do caminho
(que estrangula tua vida
e teu futuro)
a chamamos Problema
(pro-bállein quer dizer = jogar na frente).
Assim denominamos o Vosso amanhã,
desde que éramos gregos.

Podemos despertar juntos
Já que estamos no meio do caminho
das nossas vidas, juntos.




Credo che sia una traduzione che funziona. Così spero*.
Ora, ho scritto un testo, nel mio stile caratteristico, quasi una "parabola", che complementa/commenta gli altri tre. Il testo è stato scritto direttamente in italiano, e ti sto inviando senza alcuna correzione, perché le faccia tu, come mi hai chiesto nel tuo ultimo e-mail. Così, risolviamo due cose diverse in un unico movimento. Se il mio testo ti piacerà, potremmo fare così - è un suggerimento : tu aggiungi il mio testo agli altri tre, organizzi in un ordine nuovo quel materiale per formare un "insieme" letterario, magari fai una piccola introduzione di tre righe per spiegare di cosa si tratta, oppure riscrivi il testo "Punteggiare" per aggiornarlo, e potremmo pubblicarlo sul prossimo numero di "Sagarana/Kúmá", entrambe o una delle due. Ho pensato un titolo generale semplice, bello e misterioso come: "Una pietra", di Carlos, João, Armando e Julio. Cosa ne pensi?"

* Sulla traduzione di Julio intervenne Marta e Julio accettò le sue varianti. [Per te sono invisibili, (anche per me ora mai)].



Julio Monteiro Martins

Mentre camminavo


La prima volta che scorsi quella strada - lo confesso - ero proprio meravigliato: sembrava una strada da cartoni animati. Liscia, lunga, pavimentata di recente, le sue strisce a tratti separavano le corsie come bastoncini gialli sul nero del catrame, che sembravano esser caduti dal sole stesso.
La strada si stendeva dritta lungo una pianura, e sarebbe andata così fino all'orizzonte se non si fosse decisa di salire prima su una collinetta coperta d'erba e delle pratoline, per sparire sulla cima: bambino che si nasconde sotto il tavolo solo per fare uno scherzo agli adulti.
Non si vedeva nessun altro colle dietro quello, e a quel punto mi sembrava chiaro che, oltrepassato quel soave ostacolo, la strada continuasse nella sua rettitudine fino al posto che esiste - sono sicuro - alla fine di tutte le strade, sai, qualcosa come l'altra punta dell'arcobaleno.
Così, pieno di entusiasmo, ho preso il mio cappellino e ho fatto i primi passi verso la collina, che a dire la verità mi era sembrata più vicina e più bassa di quanto lo fosse. Ma per quello che mi riguardava, la strada potrebbe essere anche tutta essa in salita: servirebbe a farmi diventare le gambe sempre più forti.
La strada, passato l'alto della collina, non era dritta però. Finita la discesa, cominciava una lunga curva a destra, che lasciava alle mie spalle il sole del ponente. Ho cercato allora di guardare indietro per vedere il percorso già fatto, e non ho visto altro che l'altra faccia, la faccia d'ombra, della stessa collina che avevo appena oltrepassato.
Dopo la curva, la strada era diventata più stretta. Il pavimento presentava delle fessure ora, si sgretolava in alcuni punti, si rompeva a tasselli come un volto incartapecorito contratto dalla ripugnanza, e finalmente il catrame scompariva completamente e io mi trovai su una strada di terra gialla e secca.
Poco dopo l'alba il sole era già inclemente. Tre ore più tardi - e nessuno mi aveva avvertito! - ho trovato quel bivio. Quale percorso scegliere allora? Sembravano così simili le strade, e qualunque di esse potrebbe portarmi dove pensavo di voler andare... Ho guardato le orme sulla sabbia, i segni del passaggio di altri esseri e, ricordandomi di una poesia che avevo letto quando ero adolescente, ho preso la strada meno trafficata.
Che errore, madonna mia! Che sbaglio fatale! Perché è giusto lì, nelle strade più vuote, che sei più solo. Non ci sarà nessuno per venire in tuo soccorso in caso di necessità. E le necessità, non dobbiamo illuderci, ci sono sempre.
"L'hai voluto tu quest'abbandono!", mi accusavo in continuazione, mentre mi trascinavo a stento. Se hai sete, nessuno ti porta l'acqua. Se hai fame, non puoi chiedere al tuo vicino un pezzetto di pane perché non ci sono vicini e basta. E se, per caso, trovi una pietra nel mezzo del cammino, come farai a spostarla da solo? Come? La pietra. Guardala bene. Come farai? Da solo... Eh, come farai allora? Dimmi tu. La pietra. E anche se passeranno i mesi e gli anni e tutta la tua vita - scemo che non sei altro - come farai a spostarla?
Ma quando trovi una pietra nel mezzo del cammino - questa, però, è una bella cosa anche se non è una soluzione - sai subito che hai trovato una pietra. Le cose allora cambiano per te. Potrai dire a te stesso e a tutti gli altri che hai trovato una pietra nel bel mezzo del tuo cammino. E tutti assentiranno con la testa, ad occhi bassi, tristemente complici, perché sanno benissimo cosa volevi dire. Hanno già sentito tante altre storie... raccontate da altri e da loro stessi in passato.
Ma, e se non trovi alcuna pietra? Cosa diresti a loro?
Ebbene, in quella mia strana strada deserta - o meglio, in quella ala deserta del mio bivio - non c'era nessuna pietra. E io ho proseguito passo a passo. Mi sembrava la cosa da fare, la cosa più logica a quel punto. E che altra? Ho proseguito fino ad essere a poco a poco, molto lentamente, coperto da una sabbia fine, che proveniva da tutte le parti e penetrava dappertutto. Una sabbia che si depositava già dal primo tratto, da prima della collina, ed io non mi ero accorto...
Sono stato coperto dalla sabbia, lo so bene, come sono coperte, prima o poi, tutte le cose. "Ritornate alla polvere" ha scritto qualcuno.
Perché anche la pietra che ti blocca può essere stata messa lì per salvarti - tu che ti credevi così sfortunato proprio per quello. Per salvarti. Oppure per aiutarti a giustificare in giro la tua invincibile dannazione.

Lucca, 13 Maggio 2001

Infine chiesi a Yousef Wakkas di intervenire. Il 18 maggio mi rispose:
"Oggi, durante il tragitto con l'autobus, da lì (non nomino mai il carcere!) al posto di lavoro, mi sono aderito mentalmente a voi, gli amici del cammino. Spero che la mia pietra sia più leggera delle altre."


Yousef Wakkas

Per il " liberamente umano"
[La mia pietra]


A Carlos a João a Armando*


A uno a uno passano,
perpetuano nel cammino,
visioni … visioni …

Dal nulla
Comparvero una sera
Figure esigue
Piegate sotto i neon.
Perpetuano nel cammino
Visioni … visioni …

Le orme sulle sbarre
Incise con la penna
deflettono l'ombra
L'ombra della dolenza.
Perpetuano nel cammino
Visioni … visioni …

E nel sonno mi rivelano:
"Siamo in libera uscita"
che si flettono le ombre
sui lunghi sentieri.
Perpetuano nel cammino
visioni … visioni …

Io vi seguo, vi procedo,
eterna sospensione,
irregolarità di movenza,
e un pizzico di delusione.
Perpetuano nel cammino
visioni … visioni…

* Per un disguido Yousef non aveva ancora letto il testo di Julio quando scrisse il suo.

E poi cosa accadde? Che Julio tradusse in portoghese il testo di Wakkas, facendo sì che questa lingua diventasse, oltre che l'iniziatrice del colloquio, anche la commutatrice delle altre, presenti (l'italiano) e assenti.



Yousef Wakkas

Para o "Livremente humano"

[A minha pedra]



Passam um por um,
perpetuam no caminho
visões... visões

Do nada
Apareceram uma noite
Figuras exíguas
Agachadas sob a luz neon.
Perpetuam no caminho
visões... visões

As pegadas defronte às grades
Desenhadas a caneta
distorcem a sombra
A sombra da dor.
Perpetuam no caminho
visões... visões

E no sono me revelam:
"Estamos livres",
que se movam as sombras
nas longas trilhas.
Perpetuam no caminho
visões... visões

Eu vos sigo, vou adiante,
eterna suspensão,
irregularidade de movimentos,
e uma pitada de desilusão.
Perpetuam no caminho
visões... visões



Rita Marnoto da Coimbra venne proprio a quell'ora avanti con una ripresa, una vera sorpresa, il 21 maggio. Ha parlato il più raffinato e concorde linguaggio dello scrivere insieme, insieme le lingue e le immagini, i destini e le parole che si erano già incrociate, ma non congiunte, senza le persone. Così due donne apersero e chiusero il colloquio, traducendo all'inizio e mescolando alla fine le voci, insieme.


Abbiamo dato saudades alle cose
per poterle Chiamare
across the sea e De nominare
quando eravamo lusíadi


Quando eravamo lusíadi
le armi e i baroni assinalados
la vita e il futuro
passaram para além da taprobana


Potremmo svegliarci a taprobana
a copacabana
a iriguanjana
ora che siamo insieme

["Quando eravamo lusíadi / le armi e i baroni assilanados / la vita e il futuro /
passaram para além da tapobrana... - rita, traducimi questa quartina, per favore - armando, ha come riferimento la prima stanza di Os Lusíadas, "Canto l'arme e i famosi [=assilanados: segnalati, traduceva Silvio Pellegrini, nella vecchia edizione UTET del 1945 che io avevo] cavalieri", nella traduzione di Antonio Nervi. Taprobana = Ceilão, l'isola dell'estremo sud dell'India "sono andati oltre la Taprobana".// rita, dov'è iriguanjana? Esiste sulla terra o dentro di te? armando, esiste come suono, dunque dentro di me e anche fuori di me, alla portata di tutti!]
Stevka Smitran, poetessa serba che vive e insegna a Teramo, il 12 giugno mi inviò per posta cartacea il suo pensiero che aveva sentito e proposto di voler congiungere al nostro, in italiano


Stevka Smitran

Sconosciuti amo i vostri nomi

Siamo avvinti senza conoscerci
senza recitare lo stesso padrenostro
senza date né appuntamenti prefissati
è ora l'attimo esatto del nostro incontro

un'estate che sa di meringa
un'estate d'occidente in processione
nella terra dei fauni dove visse il divino Erode.

La nostra terra sono le parole
attraverso le quali i nostri avi salutano l'avvenire

le nostre parole uscite dalle feritoie
le nostre parole ricavate dalle petraie
le nostre parole levigate dal pudore
per il sangue profumato
per il sangue putrefatto

nel nostro sangue si crogiola la lingua
chi è poeta ovunque sa andare.


Credo che l'ultimo verso sia il titolo di coda di questa catena di incontri che termina con la traduzione in portoghese, fatta da Julio, di una poesia scritta in italiano da una poetessa serba.

"Caro amico,
eccoli, gli "Sconosciuti…" in Portoghese: i "desconhecidos" (non confondere con i "desaparecidos", anche loro in un certo modo "desconhecidos").
Mi ha fatto un grande piacere tradurre questa poesia. È vero, come dice Stevka, che "chi è poeta ovunque sa andare". Anche nel labirinto di Babele: passa stretto tra le doppie dell'Italiano, scivola divertito nell'ão e nell'ões del Portoghese, fa piccoli salti in equilibrio tra consonanti albanesi: drejtqëndrimin. "Nel nostro sangue si crogiola la lingua", sì, magari facendo Ooooooo! con i globuli bianchi e Iiiiiiiii! con i rossi, i bastoncini, trovando così nel linguaggio poetico la capillarità giusta per fare passare lo spirito (l'ibridazione non è anch'essa una forma di trasfusione?).
Vedo che, a poco a poco, lungo queste "pietre", ci siamo allontanati dalla poesia originaria di Drummond. Ma non c'è male in questo. È un viaggio come qualunque altro. Alla fine del mio racconto "Un mare così ampio" Magellano dice al suo amico Ruy Faleiro: "è proprio allontanandomi dal punto di partenza che potrò fare il giro completo che va da me a me stesso". Così vedo il nostro viaggio in queste "pietre". E sono sicuro che Carlos Drummond de Andrade, discreto circumnavigatore della poesia, come buon mineiro che era - mineiro della Minas profonda, della sua Itabira, una montagna tutta di ferro - sarebbe stato d'accordo con l'imprevedibile percorso interculturale che ha intrapreso quella sua idea. Dopotutto, è stato lui stesso a scrivere: "ho solo due mani / e il sentimento del mondo".
Dal tuo complice,
Julio"

Stevka Smitran

Desconhecidos, amo os vossos nomes

Estamos unidos sem nos conhecermos
sem recitar o mesmo rosário
sem datas nem encontros marcados
é agora o instante preciso do nosso encontro

um verão com gosto de suspiro
um verão do Ocidente em procissão
na terra dos faunos onde viveu o divino Herodes.

A nossa terra são as palavras
com elas nossos ancestrais saúdam o futuro

as nossas palavras lançadas das seteiras
as nossas palavras extraídas da pedreira
as nossas palavras polidas pela vergonha
do sangue perfumado
do sangue putrefato

no nosso sangue se confunde a língua
quem é poeta onde quer que esteja sabe mover-se.



[Che ci facciamo ora con questo rosario di pietre? Marta lo usa con i suoi allievi italiani ai quali insegna portoghese; stiamo cercando João in Angola o dovunque egli sia per mandargli la sequela di pietre; Rita gioca con me attraverso il nostro Camões (che io non ho riconosciuto!). Stevka ha gioito. E io? continuo a pensarci. E tu? puoi scrivermi, se vuoi. Il mio indirizzo: armando.gnisci@uniroma1.it
Ciao.


CHI È POETA OVUNQUE SA ANDARE






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