LA CORDA LUNGA

Mariangela Casarosa

 

Forse avevo visto male, la mano di mio marito che sfiorava quella di lei. Adriana, la mia amica. E poi quelle occhiate, mentre prendevamo il caffè, mi ero girata di scatto e loro due si guardavano. Una fitta al cuore.
Suo marito, invece, tranquillo, pacifico, la circondava di cure e di attenzioni come se fosse stata la madonna sull'altare e non si accorgeva di nulla.
Non vedevo il momento che quella vacanza finisse. Tre coppie con relativi figli. Tre bungalow, uno vicino all'altro nel villaggio turistico, in Corsica. Mare blu, rocce rosa e macchia mediterranea, un paradiso, promettevano o depliant turistici. Un inferno, pensavo, un inferno. Mi guardavo allo specchio del piccolo bagno, occhi con una luce disperata.
"Sono troppo gelosa, dò peso alle ombre".
Era Estate, c'era il sole, eravamo in vacanza, i miei figli che giocavano sempre sulla spiaggia con i figli di lei, di Adriana, e la sera cenavamo tutti insieme. Risate, birra e vino. Io sono bionda, lei ha lunghi capelli neri. E più brutta e più vecchia di me, però ha un fascino sottile, la voce roca e sensuale e balla divinamente. Eppure Daniele la guarda, scherza con lei spesso, troppo spesso. Me ne sono accorta dalla voce. La sua voce cambia quando parla con lei, una nota più bassa e più dolce. Lo stesso tono che aveva con me quando eravamo fidanzati.
E poi quel loro modo di guardarsi negli occhi, un attimo più a lungo. Niente, frasi banali, "Mi passi lo zucchero, per favore?". "Quanto ne vuoi? Una o due volte?" Sguardi, occhiate.
Ogni loro frase nascondeva per me un doppio senso. Poi ci ripensavo e nella mia mente giravo il filmino del giorno. Li rivedevo mentre facevamo il bagno in mare, si gettavano la palla, si spruzzavano con l'acqua. Lei, Adriana, rideva sempre, non l'avevo mai vista così felice. Un giorno i nostri occhi si sono incontrati, solo un attimo. Mi era venuta vicina e, posandomi una mano sul braccio mi aveva detto:
"Cos'hai Elena, stai male?"
Non potevo riversarle addosso i miei dubbi, la mia fiducia probabilmente tradita. L'ho guardata dritta negli occhi.
Ho delicatamente preso la mano e l'ho tolta dal mio braccio, come se fosse immondizia.
"Niente, Adriana, non ho niente" e sono corsa a tuffarmi nell'acqua. Ho nuotato a lungo, sono andata al largo. Ero disperata.
"Sto diventando pazza. Daniele e Adriana insieme. Si vogliono, lo sento, è il sesto senso. Non m'inganna mai. Forse loro non sono coscienti dell'attrazione che li lega. Io sì, me ne sono accorta. Vorrei avere il coraggio di buttarmi giù nell'acqua e dormire, dormire."
Poi il pensiero dei miei figli mi aveva salvato. Li avevo cercati con lo sguardo, stavano giocando sulla sabbia, felici, ignari, innocenti. "Hanno ancora bisogno di me, i miei cuccioli". Daniele faceva l'amore con me regolarmente. Questo mi fuorviava, era il tassello del mosaico fuori posto. Il mio corpo rispondeva al suo desiderio in maniera spontanea, era come infilarsi un vecchio maglione di lana, caldo e confortevole; però in quei momenti pensavo:
"Fa l'amore con me, ma pensa a lei, è lei che desidera. Forse sono io che sciupo tutto, sono troppo gelosa".
Mi guardavo allo specchio, bionda, i capelli lunghi schiariti dal sole, la pelle dorata, le lunghe gambe.
"Non ho un etto di grasso. Mi dicono che sono una bella donna".
Ma il tarlo della gelosia mi ossessionava, mi rendeva insicura, anche della mia bellezza. Mia madre me lo diceva sempre:
"Frena la tua gelosia. Sei del segno del Toro, passionale e gelosa. Gli uomini si sa, sono civettoni e vanesi. Se una donna, che non è la moglie, li guarda, loro si esaltano".
E poi "Non opprimere troppo tuo marito. È un bel uomo, bisogna lasciare la corda lunga, tu vigila, se è il caso tira la corda, ma solo se è il caso".
"Mamma, non ero pazza, né troppo gelosa. Daniele, insieme a lei, hanno cercato di farmi passare per pazza".
"Elena è fissata, si è messa in testa certe cose...", dicevano. Anche il marito di lei, Bruno, me lo aveva chiesto in quella vacanza, tornati in città, sono veramente andata da uno psicanalista. Due sedute sole. Non ha voluto neppure essere pagato. Mi aveva detto:
"Signora, lei non è affatto malata, è acuta e intuitiva. Molto equilibrata. Mi mandi invece suo marito, desidero parlare con lui".
Mi sentii più forte e determinata. Decisi di vigilare, tenendo ancora la corda lunga. Daniele, professore universitario, spesso partiva per tenere conferenze nelle scuole superiori.
Al suo ritorno mi occupavo sempre della sua valigia. Una volta ho sentito una lieve traccia di profumo sulla sua maglietta bianca. Ho riconosciuto anche la marca "Oppium". Il profumo della mia amica, Adriana. Una sera, mentre stavo entrando nel letto, ho visto sul suo petto nudo piccoli puntini luminescenti. Cipria, era cipria da sera. Il giorno dopo Daniele è partito per lavoro.
Nel pomeriggio ho preso l'auto e mi sono recata alla nostra villetta del mare. Aprirò le finestre, darò aria alla casa. Davanti alla porta, due auto. La nostra e la Fiat Panda di lei.
Sono tornata a casa ed ho pensato a mia madre ed alla metafora della corda. Mia madre ora non c'è più. Giace sotto terra e non sa che la corda si è spezzata.
Daniele, al ritorno dal suo presunto viaggio nelle scuole del Nord, ha suonato a lungo ed invano il campanello di casa. La serratura della porta era stata cambiata e per terra giacevano due valigie con le sue cose.
Un giorno, Bruno, il marito di Adriana mi ha telefonato.
"Elena, non eri affatto visionaria l'estate scorsa".
Ho taciuto e lui ha aggiunto:
"Ho lasciato mia moglie ed ora vorrei uscire con te, mi sei sempre piaciuta".
Ho buttato giù la cornetta ed ho sorriso nello specchio fissando i miei occhi di pazza.



Mariangela Casarosa è nata a Cascina (Pisa) e risiede a Pisa. Ha pubblicato sei libri di poesie, l'ultimo dei quali "Selvaggiamente viva". ao una raccolta di racconti inedita ed un romanzo completo a cui sta ancora lavorando. Ha allestito due mostre personali di fotografia, a Pisa, nel '97. Partecipa alla vita culturale pisana. Ama la fotografia, la pittura, i fiori ed il Bridge.



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